Ho pensato molto alla vicenda di Tiziana, e anche a quella della ragazzina di Rimini.
Si é detto di tutto ormai, forse anche troppo…
Per quanto mi riguarda ho un senso di profonda amarezza.Questa è l’ennesima riprova che viviamo in un paese sessista e che la strada da fare è ancora piuttosto lunga.

Mi sento solo di spendere due parole per rispondere a quelli che puntano il dito dicendo “è colpa del web”.

Il web… Questo strumento così potente, spesso pericoloso, a volte addirittura incontrollabile.

Beh, non dimentichiamoci che il web è fatto di persone, il web siamo anche noi.

La verità è che ci vuole consapevolezza e responsabilità.

A prescindere dalle mille identità digitali che uno può avere, ognuno di noi resta una persona.
Coi suoi pregi e i suoi difetti, i suoi valori e le sue debolezze, le sue idee e i suoi errori.
Una persona che in questo caso usa uno degli strumenti, che in quanto tali non sono né buoni né cattivi… Dipende solo dall’uso che se ne fa!

Quindi smettiamola di dire che Tiziana è stata uccisa dai social… é un processo di deresponsabilizzazione molto pericoloso, che attribuisce colpe generiche, fittizie, vuote, senza volti e senza nomi.

Tiziana è stata uccisa dalla persona che per prima ha condiviso quel video e poi dalla stupidità e dalla superficialità con cui altre migliaia di persone, su quella intimità violata, hanno riso, costruito fotomontaggi e battute.

Impegniamoci per promuovere una cultura digitale: insegniamo ai ragazzi come usare i social, con consapevolezza, responsabilità, etica e soprattutto rispetto.

Perché i nostri figli saranno gli adulti di domani.

Ed è nostra responsabilità fare di tutto affinché siano adulti migliori.